Noi vogliamo essere più vivi ma abbiamo paura della vita. Nel secolo scorso abbiamo compreso che la Nevrosi è la paura di vivere.

Paura di aprirsi all’amore, di esporsi alle ferite, paura di esprimersi, paura di sentirsi rifiutati, paura di essere.

Per questa paura cerchiamo di controllare e dominare la natura (Vita) in quanto sentire tanta vita, tante sensazioni corporee ci terrorizza. Inconsciamente percepiamo che queste emozioni intense e travolgenti potrebbero dissolvere e annullare il nostro IO, il nostro senso di identità.

Succede che le persone sono sempre più in conflitto con se stesse, L’io vuole dominare il corpo, il pensiero vuole controllare le emozioni, la volontà superare le paure…

Avviene uno scontro invece che un integrazione di aspetti, apparentemente, in antitesi.

Questo conflitto viene sempre accompagnato da una lotta, un illusione…

L’incoerenza fra ciò che si è e ciò che si crede di essere.

La nostra cultura attuale, basata sul fare e non sull’essere, è l’ origine di questi conflitti e ciò che ne deriva.

Perchè il conflitto individuale si crea di riflesso ai conflitti culturali.

Viviamo in una società che pone come esempio da seguire una persona che controlla i propri impulsi, logica e razionale, mai abbandonata alle proprie emozioni.

Persone che fanno tanto per evitare di sentire di essere. Perchè quel sentire li farebbe sentire vivi, quindi in pericolo.

INFANZIA e le origini del conflitto

Questo conflitto si instaura in modo progressivo nel periodo infantile, in cui esprimiamo la nostra natura e sentiamo pienamente la vita in quanto privi di inibizioni mentali derivanti dalla cultura.

Con il tempo siamo spinti dal nostro ambiente sociale, familiare mediante educazione ad adattarci alla cultura, questo adattamento è sostanzialmente una sorta di addomesticamento della natura umana, degli istinti del corpo.

Questo processo indebolisce la personalità dell’ individuo, in maniera proporzionale a questo indebolimento si presenta nevrosi e timore della vita, di ciò che custodisce e rappresenta.

Sembra che questo processo si sia verificato quando nella nostra specie si è sviluppato il senso dell’Io, alcuni lo riferiscono alla metafora mitologico-religiosa dell’uscita dall’Eden.

La società con un senso dell’Io, un individualità separata dalla natura, ha riconosciuto di essere diversa dalla natura e ha cercato di dominarla.

Sfruttiamo la natura perchè crediamo sia qualcosa di separato da noi, prima, la visione olistica dei nostri antenati non permetteva di attuare tale dominio-sfruttamento.

Questo processo di società che tenta di sottomettere la natura si riflette nel singolo individuo che tenta di sottomettere la propria natura.

Specialmente gli impulsi sessuali, l’espressione dell’amore e la paura dell’errore, del fallimento, del crollo. Con la visione olistica l’errore assume il significato di informazione utile per la collettività per migliorare. Per questo che in Evolution Vow crediamo che la sfida dell’uomo moderno sia quella di riconciliare la visione olistica con quella individualista, la mente con il corpo, la natura con la cultura, l’emisfero sinistro con l’emisfero destro.

PROBLEMA ESSENZIALE : Freud e la sessualità

Il problema essenziale dell’adattamento culturale, secondo Freud, era la sessualità.

Poneva al centro la prima interazione con la sessualità, quella con il genitore di sesso opposto. Il famigerato conflitto Edipico che si svolge fra i 3 e i 6 anni.

Queste esperienze vengono rimosse per permettere al soggetto di vivere, in età adulta, la sessualità con i propri coetanei.

Secondo Freud, la nevrosi era una rimozione incompleta. Un reprimere tali ricordi e sensazioni corporee. Ciò creava un’incapacità di adattarsi alla situazione culturale.

Egli diceva che è vero, la cultura nega l’espressione degli istinti naturali ma tale negazione è necessaria per il progresso culturale.

Da ciò dedusse che “Il destino dell’uomo è l’infelicità”

REICH E PROCESSO DI CORAZZATURA

Reich non era d’accordo con Freud, credeva fosse possibile cambiare il destino, cambiando la struttura del corpo.

Per lui la nevrosi non era obbligatoriamente incapacità di adattarsi alla situazione culturale ma la capacità di concedersi ed esprimersi totalmente nel sesso e nel lavoro.

La sessualità diveniva la chiave per l’analisi caratteriale da lui formulata.

I soggetti nevrotici erano limitati, incapaci di concedersi e lasciarsi andare agli spasmi e movimenti involontari del corpo. Avevano paura delle sensazioni intense che derivano dall’orgasmo, sensazioni che sono abituati a trattenere e controllare.

Questo trattenere era possibile per via di un processo di corazzatura.

Reich riteneva che il corpo registrasse gli eventi e le esperienze di vita. Il trattenersi e reprimere le emozioni si manifestava nel corpo come tensione o rigidità muscolare che tratteneva il flusso di energia reprimendo le sensazioni emotive e corporee.

L’atteggiamento/struttura del corpo è uguale all’atteggiamento funzionale della psiche.

NEVROSI COME DISTURBO DEL SISTEMA VEGETATIVO (Teoria polivagale)

La nervosi si manifestava come disturbo del sistema vegetativo. La respirazione, motilità, la voce, l’espressione di movimenti involontari era limitate da tensioni muscolari croniche.

Liberandosi mediante esercizi sul corpo da queste tensioni, liberando le esperienze ed emozioni in esse trattenute, gli individui divenivano più vivi e vivaci, prendevano colore in volto e il loro movimento diveniva più armonioso.

L’approccio di Reich era teorico (Analisi del carattere) e pratico (Vegetoterapia) 

ANALISI BIOENERGETICA

Analisi Bioenergetica si strutturava in diverse fasi fondamentali.

1 – Conoscenza sistemica della struttura caratteriale a livello psichico e somatico. Le esperienze di vita si strutturano sul corpo, possiamo conoscere la storia dell’ individuo interpretando il linguaggio del corpo e la sua postura.

2 – L’analisi bioenergetica rappresenta uno strumento/metodo di conoscenza che offre una comprensione dei processi energetici che avvengono fra l’interazione corpo-personalità e personalità-corpo.

3 – Tecniche corporee attive che permettono al soggetto di aumentare il tono muscolare, il portamento, aumentare energia e vitalità, approfondire la percezione ed espressione del sè.

(Es. grounding in cui si agisce sulla relazione energetica fra piedi e suolo)

Questo approccio è orientato a mettere insieme (corpo+mente) per affrontare i problemi emotivi.

IL DESTINO

Sembra che il destino sia il futuro che ci troveremo a vivere nel lungo termine.

Le nostre scelte, azioni (Funzioni dell’essere umano) ci predispongono a vivere un determinato futuro (Destino)

Se la funzione è istruita dalla struttura, il corpo e la struttura neurale. (Lottando contro il destino ci troveremo a lottare contro la nostra struttura cioè il corpo fisico e la struttura neurale -> Potenziale causa psicologica delle patologie autoimmuni)

Spesso gli individui lottano contro il proprio destino, contro le proprie paure. Ed inevitabilmente ne vengono risucchiati. Come delle sabbie mobili, il destino più tentiamo di evitarlo più esso ci inghiotte.

Al contrario, paradossalmente, accettare il nostro destino lo cambia.

Perchè riconosciamo il corpo, le sensazioni che ne derivano,

Smettendo di lottare contro il destino, ci liberiamo dalla nevrosi, dal conflitto.

Questa liberazione crea un nuovo atteggiamento verso il mondo, espresso da un modo nuovo di essere (carattere) e ciò ci predispone ad un destino diverso..

La struttura determina la funzione. Più cerchiamo di combattere la funzione e il destino in cui ci proietta, più rinforziamo la struttura. Accettando la struttura, modificano consapevolmente in modo graduale la funzione, andiamo a ricreare la nostra struttura e in questo modo il destino che ne deriva.

L’individuo che avrà il coraggio di vivere e di morire riuscirà a realizzarsi…
Alexander Lowen
Psychotherapist

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